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I termini progresso e sviluppo, di memoria pasoliniana, subiscono equivoci nel linguaggio corrente come se l’un termine equivalesse all’altro: l’idealità di un progresso sociale è confusa con il pragmatismo economico dello sviluppo industriale e tecnologico, in disuso nella politica, nelle sedi della cultura e delle aggregazioni e organizzazioni sociali. Semplicemente, la parola “ progresso” è sparita dal vocabolario quotidiano e assorbita da “sviluppo”. Non che i due concetti siano necessariamente contrapposti: possono essere contenuti nel medesimo circolo virtuoso con il centro occupato dal bene comune.
La lettura storica di ogni epoca dimostra la prevalenza dello sviluppo sul progresso e la marginalità del bene comune fino a raggiungere divaricazioni estreme e conclusioni drammatiche. Questa constatazione vale anche per Scienza e Medicina, le cui finalità e realizzazioni si prestano a valutazioni differenti a seconda che siano esaminate con la lente del progresso o dello sviluppo.
La Medicina, al pari delle dinamiche politiche e sociali, persegue uno suo sviluppo clinico-tecnologico-organizzativo piuttosto che un reale progresso nel contrastare le radici delle diffuse e incalzanti malattie cronico-degenerative - cancro, malattie cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, malattie autoimmuni e da stress, ecc. - sostenute in larga parte da fattori culturali e sociali. Un vero paradosso: in luoghi definiti la malattia si diagnostica e si cura, in altri si conserva e si riproduce l’humus su cui si sviluppa e da cui si propaga. In altre parole, la Medicina cura spesso malattie evitabili ab initio con risultati che testimoniano i limiti della sua stessa azione. Una Medicina assoggettata alle logiche dello sviluppo rischia di rimanere relegata nel ruolo di stabilizzatore culturale e sociale e di continuare ad abdicare al suo compito fondamentale: la tutela della salute.
Una Medicina inedita può realizzare questo compito se intende riflettere la propria formidabile esperienza clinica su Istituzioni e Società: conoscenza e coscienza critica sulle forme della conoscenza e della coscienza individuale e collettiva. (f.d.c.)
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